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Bellissima foto (ma recente rispetto ai fatti narrati) tratta da un articolo del 27 Gennaio 2000 con titolo "Dal diario di Mary Lawrence: 1887, in ferrovia da Pistoia a Bologna" dove si racconta l'avventuroso viaggio di questa Signora sulla linea Porrettana: ecco alcuni passi.....

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[...] Miss Mary Lawrence di New York City affrontava con l'entusiasmo dei suoi diciott'anni l'esperienza del Grand Tour europeo.

Nell'aprile del 1887 era in Toscana e verso la fine del mese partiva da Firenze per Bologna. Sono passati tantissimi anni da quel giorno; svaniti pizzi e crinoline, voci ridenti e sguardi curiosi, di Mary Lawrence - che studiò a Parigi e divenne un'apprezzata scultrice - è rimasto un dolce ricordo, con qualche foto, e, prezioso e unico, il taccuino dalla copertina nera orlata d'oro e le pagine ingiallite percorse da un fitta scrittura e arricchite da abili schizzi e disegni. Nel taccuino si legge che quella mattinata di fine aprile, un lunedì, era particolarmente fresca e soleggiata: il treno lasciava la stazione di S. M. Novella alle 10:40, per giungere a destinazione alle 16:25, ossia cinque ore e 45 minuti più tardi.

Ma l'esperienza più forte - ha detto ancora - l'ho provata poco dopo aver iniziato il viaggio, nei pressi di Valdibrana, quando voltandomi indietro, come nonna Granny ho visto dal finestrino, lontano ma ben nitido, " il campanile" di Pistoia, che aveva tutto intorno file di colonnine e tutta la parte superiore era sostenuta da mensole a sporto...» proprio com'è descritto e riprodotto nel disegno a penna del taccuino.

Corbezzi, Castagno, S.Mommè, Pracchia, Porretta, su, su, fra gole e strapiombi, godendosi il panorama, tranquillamente affacciata al finestrino - la viaggiatrice d'oggi - con qualche problema, la giovane di ieri e i suoi compagni, visto che il fumo della locomotiva era così denso, da oscurare completamente le gallerie in curva, tanto che, almeno i primi tempi, alla stazione di Pracchia c'era un servizio di assistenza col compito di rinfrescare e "snebbiare" i macchinisti con secchi d'acqua, e un macchinista d'emergenza pronto a sostituire il titolare in arrivo, nel caso fosse svenuto per il fumo.

Le carrozze erano tinte di verde, con i sedili in pelle, e si saliva direttamente negli scompartimenti, che non erano collegati fra di loro; nei primi anni non esistevano sistemi di illuminazione; poi le carrozze furono dotate di lumi a gas, e comparve la figura dell'accenditore di lumi, che compiva il suo lavoro camminando sul tetto. «Il biglietto - scrive ancora nonna Granny - costava 16 franchi e 55 centesimi».[...]

 

 

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